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Il ruolo degli ITS, la terza via della formazione tecnica

Non è un segreto che la formazione rappresenti per ABB non solo un impegno strategico ma soprattutto un tassello fondante della propria Strategia di Sostenibilità. La strada è stata tracciata in modo chiaro: l’idea è quella di avvicinare sempre di più i giovani alle materie Stem, alla meccatronica e alla robotica, fornendo loro la possibilità di utilizzare strumenti digitali e tecnologici di ultima generazione, il reale fattore abilitante per un’economia sostenibile. E se il mondo della scuola e quello del lavoro appaiono distanti, ABB è da tempo impegnata sul campo per annullare questo divario. Si inserisce proprio in questo scenario la collaborazione, sempre più attiva, che ABB sta portando avanti con gli ITS, finalizzata all’organizzazione di percorsi formativi sempre più professionalizzanti. La tipologia di ITS coinvolti è prevalentemente di stampo tecnico, meccanico, meccatronico.

Raffele Crippa
Direttore ITS Lombardia Meccatronica

Letteralmente Istituti Tecnologici Superiori, gli ITS offrono una formazione tecnica altamente qualificata e legata al sistema produttivo, che consente ai ragazzi e alle ragazze che li frequentano di poter entrare immediatamente nel mondo del lavoro. Rappresentano l’alternativa perfetta all’Università: infatti, per accedere a un ITS è necessario essere in possesso di un diploma, motivo per cui non possono essere paragonati agli ITIS (le scuole superiori). Per conoscere più da vicino il mondo degli ITS abbiamo rivolto alcune domande a Raffaele Crippa, Direttore ITS Lombardia Meccatronica.

Dottor Crippa, come si inseriscono gli ITS nel piano didattico del nostro Paese?
Gli ITS hanno colmato un vuoto importante, aprendo una strada che in altri Paesi europei è stata tracciata già da tempo. Attivi dal 2010, gli ITS rappresentano la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante che un giovane o una giovane può intraprendere dopo aver sostenuto l’esame di maturità. Alla fine del percorso formativo, dopo l’esame di Stato, i ragazzi ottengono il diploma di tecnico superiore.

Qual è lo scopo degli ITS italiani?
L’acquisizione di competenze tecniche altamente specializzate, professionalizzanti, tipiche dell’industria e fortemente innovative. Gli ITS propongono dei percorsi formativi caratterizzati da una forte connessione con il territorio e con quello che quest’ultimo ha da offrire in termini di proposte occupazionali. Gli ITS presenti sul territorio italiano sono 146, distribuiti in quasi tutte le regioni e correlati alle aree tecnologiche considerate strategiche per lo sviluppo economico e la competitività del nostro Paese.


Gli ITS propongono dei percorsi formativi caratterizzati da una forte connessione con il territorio e con quello che quest’ultimo ha da offrire in termini di proposte occupazionali.

A che tipo di profili ci riferiamo?
Si tratta di profili che si inseriscono nel mondo del lavoro come anello di congiunzione tra chi si occupa di ricerca e sviluppo (proveniente da percorsi accademici) e il personale operativo (che arriva da scuole professionali e secondarie). Chi proviene dagli ITS, dunque, “traduce” ciò che è in output dalla R&S in procedure e operatività. Queste figure devono avere gli strumenti idonei per comprendere la complessità dell’ambito di lavoro in cui sono collocati per poter dialogare, appunto, con chi si occupa di R&S, e rendere tale complessità fruibile ai lavoratori esecutivi. In sostanza, dei tecnici intermediari tra gli ingegneri e i periti.

Come avviene la formazione?
Gli ITS hanno lo scopo di formare questi “technical translator” collaborando con il mondo del lavoro. Per realizzare un ITS occorre necessariamente costituire una Fondazione con diverse componenti al suo interno (scuola, enti di formazione, enti di ricerca universitari, enti locali, imprese) che portano la loro voce per formare al meglio le figure professionali richieste dal mondo delle imprese, con un approccio fortemente applicativo. Negli ITS almeno il 60% delle docenze deve provenire dal mondo del lavoro e il 30% delle attività si deve svolgere secondo le modalità del tirocinio. Questi piccoli vincoli rendono il processo formativo molto attuale, evitando di far studiare ai ragazzi temi obsoleti o non necessari, con un approccio pragmatico che privilegia il metodo deduttivo piuttosto che induttivo.


Negli ITS almeno il 60% delle docenze deve provenire dal mondo del lavoro e il 30% delle attività si deve svolgere secondo le modalità del tirocinio.

Come operano gli ITS?
Ciascun ITS opera sul territorio regionale e si interfaccia con la regione di appartenenza per la programmazione dei percorsi formativi che andrà a erogare. La regione indice dei bandi a cui gli ITS partecipano presentando dei progetti formativi che vengono valutati tenendo conto anche della bontà del network che lo sostiene. Se il progetto è idoneo, la regione lo approva e lo finanzia. In sostanza, gli ITS vengono finanziati in parte dal Ministero e in parte dalle regioni. E sono l’unico anello del sistema di istruzione nazionale monitorato in base ai risultati: è Indire, l’Istituto nazionale di valutazione del Ministero, che ha il compito di valutare gli esiti dei percorsi a un anno dalla loro conclusione. Viene così stabilito un ranking che ha delle ripercussioni sulle attività degli ITS e ne stimola il miglioramento continuo.

La relazione tra gli ITS e il mondo del lavoro appare decisamente stretta: è così?
La collaborazione con le imprese non è un elemento accessorio bensì costitutivo degli ITS: la presenza del mondo del lavoro è obbligatoria. Il dispositivo normativo definisce degli standard minimi rispetto a questa presenza delle imprese negli ITS, dopodiché ciascuna Fondazione agisce in base al proprio dna. ITS Lombardia Meccatronica, che vanta sette sedi provinciali, ha una dorsale molto ben collegata con il mondo delle imprese. Siamo partiti con una quarantina di soci e oggi siamo a 176, di cui 110 imprese: ABB è stata uno dei primi soci della nostra fondazione. Le aziende, dunque sono presenti negli ITS a livello costitutivo ma, soprattutto, partecipano in modo attivo a tutte le fasi del percorso formativo, a partire dall’analisi del fabbisogno: raccogliamo le survey delle Camere di Commercio e le discutiamo in focus group che coinvolgono alcune delle nostre imprese socie. ABB, nello specifico, viene coinvolta in numerose survey per validare determinate tendenze. Le aziende sono presenti anche nella fase di progettazione del percorso e partecipano all’erogazione dei percorsi formativi attraverso le docenze. ABB partecipa attivamente alle docenze nell’ambito della robotica ma anche sul fronte dei controller automatico o elettrificazione. Ospita all’interno dei suoi building e dei suoi training centre alcune delle nostre “Lezioni d’impresa”. Con i responsabili della sede di Dalmine abbiamo portato avanti un bellissimo progetto: l’azienda ha coinvolto alcuni stagisti del nostro ITS di Bergamo incaricandoli di gestire le visite al proprio showroom da parte degli studenti di altre scuole e dei clienti. La presenza del Gruppo sul piano formativo ha avuto e continua ad avere un ruolo molto importante per le nostre attività.

Quali sono le prospettive della formazione degli ITS proprio in termini di occupabilità?
Le rispondo con uno slogan: “Se vieni a fare l’ITS non devi cercare il lavoro perché è il lavoro che cerca te”. I numeri ci dicono che il 95% dei nostri diplomati trova un lavoro già prima del diploma o subito dopo. Circa due terzi dei nostri studenti ha un contratto a tempo indeterminato. Dopo aver investito milioni di euro in strumenti e macchinari, le aziende necessitano di figure professionali che abbiano la capacità di gestire queste attrezzature. Fino a qualche anno fa, in fase di colloquio, la famosa frase “le faremo sapere” la pronunciava il datore di lavoro, oggi la pronunciano i ragazzi. Per questo oggi un’impresa deve imparare a diventare più attrattiva per i ragazzi. ABB, da questo punto di vista, ha un appeal molto forte, che le deriva dalla leadership tecnologica ma anche dal suo impegno sul fronte della responsabilità sociale nei confronti del tessuto produttivo del territorio in cui opera. E questo è un segnale molto importante per le nuove generazioni…


Il punto di vista di ABB

Leonardo Leani
Responsabile di ABB Robotics Italia

L’Education è uno dei pilastri della Strategia di Sostenibilità 2023 di ABB. “In ABB Robotics da anni abbiamo attivato iniziative che coinvolgono i giovani. Nello specifico, attualmente abbiamo una collaborazione con l'ITS Lombardia Meccatronica di Sesto San Giovanni (MI) e con il MITS di Udine, un istituto che possiede un avanzato laboratorio con installati i nostri robot YuMi e IRB1200”, spiega Leonardo Leani, Responsabile di ABB Robotics Italia. “Facciamo formazione ogni anno e, dopo il superamento dell'esame finale, rilasciamo l'attestato di competenza. Il numero degli studenti certificati aumenta di anno in anno: nel 2023 abbiamo avuto 60 studenti certificati”.Un'indagine effettuata nel 2022 a livello globale da ABB Robotics sull'istruzione ha rilevato che l'80% dei professionisti dell'istruzione vede i robot e l'automazione plasmare il futuro dell'occupazione nei prossimi dieci anni, ma che solo un istituto scolastico su quattro utilizza attualmente i robot nei programmi di insegnamento; la necessità di una formazione sull’automazione robotizzata è davvero una priorità e una grandissima opportunità.“Per rispondere a questa necessità, ABB offre al mondo delle scuole un ampio pacchetto formativo messo a disposizione degli insegnanti delle scuole di II grado e ITS, un vero ecosistema che comprende materiali didattici, percorsi teorico-pratici, corsi online pensati sia per gli insegnanti che per gli studenti e una serie di pacchetti software - tra cui Wizard Easy programming, RobotStudio® e RobotStudio® AR Viewer App – e ovviamente i robot, soluzioni standard plug & play per comprendere e affrontare le problematiche legate alla robotica industriale e collaborativa”, continua Leani.

Massimiliano Cifalitti
Hub Division Manager Europe, Smart Power, ABB Electrification

Le prospettive per il futuro, rispetto alla collaborazione con gli ITS, sono rosee. “Premesso che in ABB Robotics abbiamo assunto 6 ex-studenti di ITS, 5 dei quali avevano fatto il tirocinio con ABB, stiamo lavorando per estendere la collaborazione con tutti gli ITS a livello nazionale. RoboCup, il contest ideato nel 2019 dal team Educational di ABB Robotics Italia con l’obiettivo di avvicinare e appassionare gli studenti alla robotica attraverso attività ludiche, riconosciuto dal MIUR nell’ambito del programma per la valorizzazione delle eccellenze per l’anno scolastico 2022/2023, è un'ulteriore spinta verso il raggiungimento di questo obiettivo” spiega Leani.“Come Divisione Smart Power di Bergamo collaboriamo dal 2018 con l’ITS Meccatronica di Bergamo e da allora abbiamo assunto 3 persone in area R&D e Laboratorio, intercettate proprio nell’ITS. Con la nostra sede di Frosinone, invece, collaboriamo dal 2022 con l’ITS Meccatronica del Lazio: abbiamo già assunto 2 persone in Ingegneria di prodotto e in Produzione”, spiega Massimiliano Cifalitti, Hub Division Manager Europe, Smart Power, ABB Electrification. “L’idea che sta alla base della collaborazione con gli ITS è quella di voler contribuire allo sviluppo di risorse che possano avere una preparazione in linea con le esigenze delle imprese, oltre ad avere un filo diretto con un istituto del territorio che ci possa mettere in contatto con le nuove generazioni locali. In prospettiva, stiamo contribuendo allo sviluppo dell’istituto attraverso aggiornamenti e adeguamenti rispetto alle nuove tecnologie e ai nuovi processi lavorativi presenti nelle aziende, con l’obiettivo di creare un bacino di risorse dal quale potenzialmente attingere, che siano pronte ad affrontare le sfide del futuro”, conclude Cifalitti.

A cura di Simona Recanatini >>

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