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Tra economia circolare e sostenibilità

Stella Rigo
26 anni, borsista del Premio GB Ferrari

Federica Vicini
27 anni, borsista del Premio GB Ferrari

Consapevole dell’eterogeneità e dell’ampiezza del tema della sostenibilità, e delle sue implicazioni su più livelli nella società in cui viviamo, ABB è sempre alla ricerca di idee innovative e di valore e, in parallelo, di giovani in grado di affrontare con competenza le nuove sfide che li attendono nel mondo del lavoro. Proprio questo è uno degli scopi del premio di laurea GB Ferrari, istituito da ABB in collaborazione con l’Università di Genova, giunto alla sua quarta edizione e intitolato alla memoria di GB Ferrari, grande personalità di ABB. Molto conosciuto nell’ambiente genovese dove risiedeva e lavorava, GB Ferrari ha sempre creduto nel valore dei giovani e delle loro idee e ha spinto incessantemente per un contatto concreto tra il mondo del lavoro e quello accademico, in un’ottica di collaborazione e contaminazione. 


Premiata una tesi della facoltà di Design

Il premio di laurea GB Ferrari è un riconoscimento che premia le tesi di laurea magistrale più innovative, quest’anno incentrate sui temi della sostenibilità e della transizione energetica. Con una novità: in quest’ultima edizione non ha coinvolto solamente le facoltà ingegneristiche bensì, per la prima volta, tutte le facoltà dell’Università di Genova. Per l’anno accademico 2019-2020, una delle due tesi premiate da ABB con un premio di laurea del valore di 5.000 euro ciascuna, è stata presentata proprio da due giovani laureate del Dipartimento di Architettura e Design, Stella Rigo e Federica Vicini: “GIANO. Un nuovo modo di progettare, attraverso scarti alimentari, la creazione di tinture naturali e un materiale bioplastico”. Dopo aver chiarito il concetto di food waste, fenomeno di portata mondiale, la tesi propone un progetto di riciclo e di riuso degli scarti alimentari, che si trasformano così in risorsa preziosa.
Stella Rigo, 26 anni, è nata a Genova ma attualmente vive in Olanda, dove sta frequentando un master di “Ecology Futures” alla St. Joost School of Art & Design per approfondire il tema dei materiali eco-sostenibili.
Grande amante della natura e dello sport, Federica Vicini ha 27 anni e al momento sta lavorando come graphic designer presso un’azienda che commercializza cosmetici. 

Stella Rigo e Federica Vicini indossano le magliette GIANO, di seconda mano e colorate con tinture naturali.


Quanto sono stati utili i vostri studi nel campo del design nell’approcciare il tema della sostenibilità?

Federica: Sono stati fondamentali. Il design, per me, è creatività, innovazione ma anche una spinta verso il futuro. Il designer è in grado di soddisfare i bisogni delle persone ancor prima che questi si manifestino, per questo deve prevederli e progettare diverse soluzioni per il mondo che verrà, con l’aiuto di ingegneri o chimici.Fin dall’inizio del nostro percorso di studi i professori ci hanno sensibilizzato sul tema della sostenibilità. Durante il primo anno, per esempio, abbiamo portato avanti una collaborazione con Barilla per cercare nuove soluzioni per il packaging dei loro prodotti, mentre durante l’ultimo anno ci è stato  chiesto di progettare un’auto a impatto zero per la città di Genova, che rispondesse alle caratteristiche e alla conformazione del territorio.

Stella: Saint-Exupéry sosteneva che “quando arriva il futuro, il nostro compito non è di prevederlo, ma piuttosto di consentire che accada”. Mi piace molto questa definizione e penso che il compito del designer sia proprio quello di osservare e identificare i problemi e progettare una narrazione sostenibile. Oggi il design non risponde più solo alle esigenze dell’uomo ma anche a quelle dell’ambiente dal momento che stiamo vivendo una grave crisi ecologica. 


Quando arriva il futuro, il nostro compito non è di prevederlo, ma piuttosto di consentire che accada.

Vaso realizzato con scarti alimentari compostabile nel terreno


La vostra tesi si concentra sul tema di riutilizzo delle risorse precedentemente scartate. Il rifiuto diviene così materia prima preziosa. Quanto pensate sia importante l’economia circolare nella ridefinizione dei modelli di business preesistenti?

Federica: Tutti gli enti si stanno impegnando per incentivare finanziamenti o investimenti volti a ridurre l’impatto ambientale, anche a livello industriale. Noi designer dobbiamo progettare un oggetto studiando bene i materiali e la durabilità nel tempo ma anche pensare a come sia possibile riciclarlo e smaltirlo.

Stella: L’economia circolare è uno dei temi più discussi anche a livello governativo ma bisognerebbe lavorarci molto di più. Fino a un recente passato non c’era molta attenzione rispetto allo smaltimento di un prodotto, una volta finito di utilizzare . Per noi, invece, è il contrario: da uno scarto abbiamo voluto creare nuovi e diversi prodotti con l’obiettivo di re-inserirli in natura. Quindi non solo “smaltimento” bensì nutrimento per la terra visto che i materiali in questione sono composti da sostanze naturali. Iscrivendomi al master in Olanda ho potuto studiare a fondo i materiali: siamo partite dalla bioplastica realizzata con scarti naturali ma al master sto considerando anche bioplastiche fatte con la combucia, una specie di tè, o che derivano dal micelio cioè dai funghi. Inoltre, sono riuscita a polverizzare i colori, che in un primo momento erano allo stato liquido, rendendoli adatti per un utilizzo industriale. 

Ciclo di vita dei prodotti GIANO


Com’è nato il progetto GIANO? E come siè sviluppato? Avete avuto modo di andare avanti con l’attività?

Federica: Il nostro progetto è nato grazie al corso di Urban Design, che abbiamo frequentato durante l’ultimo anno di università. Ci è stato chiesto di progettare un oggetto che potesse essere d’arredamento o di uso quotidiano, che derivasse dagli scarti alimentari. Il nostro professore, Manuel Gausa Navarro, ci è stato di grande aiuto e ci ha fornito dei registri di un’associazione da lui fondata, “Creative food cycle”, nei quali abbiamo trovato diversi progetti di studenti impegnati in questo campo. Per questo esame abbiamo portato avanti due progetti diversi: io mi stavo occupando del materiale bioplastico mentre Stella delle tinture naturali. Successivamente abbiamo compreso che le nostre idee potevano essere complementari e che stavamo andando nella medesima direzione.

Stella: In pratica, io riuscivo a estrarre la tintura dallo scarto ma quest’ultimo rimaneva: non era smaltito. Così ci venne l’illuminazione: dopo aver ricavato il colore, usiamo gli scarti come base di partenza per creare i materiali bioplastici. Il ciclo, così, era completo.
In questo modo, dalla stessa materia prima abbiamo realizzato due prodotti diversi, unendo le nostre idee. E da qui la decisione di presentare la tesi insieme. Abbiamo deciso di catalogare 18 tipi di frutta e verdura analizzando le loro proprietà e abbiamo realizzato 18 tinture naturali con le quali colorare tessuti, legno, carta. Con le materie bioplastiche abbiamo deciso di creare dei prodotti di design come lampade, vasi per le piante che poi possono essere re-inseriti nella terra per concimarla. Abbiamo lavorato insieme per sei mesi, poi ci siamo laureate. Quando avrò finito il mio master il nostro obiettivo è quello di lavorare di nuovo insieme per portare avanti GIANO. Il nome proviene dalla divinità romana con due volti, uno rivolto verso il passato e uno verso il futuro: ci piaceva l’idea di riprendere questo concetto per il nostro progetto ovvero guardare a ciò che è stato fatto ma progettare qualcosa per il futuro. 


GIANO. Il nome proviene dalla divinità romana con due volti, uno rivolto verso il passato e uno verso il futuro


Pensate che le abitudini personali dei singoli e più in generale la cultura della società debba cambiare per essere maggiormente sostenibile?

Federica: La maggior parte delle persone pensa che non sia possibile cambiare lo stato delle cose in tempi brevi e dunque rinuncia al cambiamento. Invece è importante agire anche nei piccoli gesti quotidiani, ciascuno per la propria parte: utilizzare maggiormente i mezzi pubblici, rinunciare ai prodotti inquinanti, usare le lampadine a led, ecc. La sostenibilità è un tema molto sentito dalle generazioni giovani, forse perché le riguarda in prima persona. Con il nostro progetto stiamo cercando di sensibilizzare su questo tema. Per esempio, con dei workshop e dei tutorial creati sul nostro canale Instagram abbiamo invitato le persone a interagire con i materiali e a realizzare a casa propria i colori naturali.

Stella: Nella nostra tesi abbiamo inserito lo studio di uno psicologo che indica le cinque barriere per le quali le persone non percepiscono questi temi come problemi. Il principale è che li avvertiamo come troppo distanti e purtroppo non siamo predisposti a cambiare le abitudini acquisite. 

Lampada GIANO realizzata in legno e a scarti dimela frullati con miele e limone lasciati essiccare


La sostenibilità è un tema molto sentito dalle generazioni giovani, forse perché le riguarda in prima persona.


Alla luce della vostra esperienza con questo premio, che consigli vorreste dare ai laureandi? 

Federica: Iniziative come il premio di laurea GB Ferrari di ABB sono indubbiamente positive e stimolanti per motivare gli studenti a impegnarsi in temi come questi, condividere le proprie idee e pensare a tesi che possano essere utili per la società e diffuse a una platea più ampia. Ci ha fatto molto piacere vincere questo premio e sapere che il nostro progetto è stato apprezzato. Oltretutto, per portarlo avanti abbiamo fatto tutto a nostre spese: non è stato facile ma la volontà è stata forte e siamo riuscite ad arrivare alla fine. 

Stella: Noi giovani dobbiamo credere nei nostri sogni, continuare a progettare, sperimentare, trovare nuove soluzioni senza ancorarsi alle idee di partenza, essere sempre pronti a valutare possibili evoluzioni e cambiamenti in corsa. Bisogna essere sempre pronti a superare ostacoli, a ripartire e ad accettare i pareri e i consigli degli altri sempre nell’ottica di migliorare l’idea di partenza. E la parola d’ordine deve essere condivisione: bisogna aiutarsi a vicenda e condividere i traguardi raggiunti e le difficoltà superate. Solo così ci può essere speranza per il futuro. Oggi bisogna progettare pensando alla collettività e considerare il tema ambientale il punto di partenza per qualsiasi idea.

Custodie GIANO per occhiali realizzate con scartidi frutta interamente biodegradabili


A proposito di futuro, cosa vi aspettate a livello lavorativo? 

Stella: Nel prossimo futuro mi piacerebbe lavorare in un’azienda che si occupa dello sviluppo di prodotti sostenibili. In Olanda, per esempio c’è una società che dagli scarti del mango produce pelle a livello industriale. Il materiale che realizzano è molto simile al nostro. Ecco: mi immagino collocata in un contesto simile…

Federica: Pensando al futuro, a entrambe piacerebbe, ovviamente, veder realizzato il nostro progetto su scala industriale, in modo da porre così un piccolo freno ai tanti sprechi alimentari. Però al momento, per lo meno in Italia, non vediamo davvero alcuna possibilità di riuscirci. Ci servirebbe, in primis, un sostegno concreto da parte di un’azienda che ci possa mettere a disposizione laboratori ma anche chimici che studino il materiale in un’ottica industriale. 

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