future of circular economy

Economia circolare e disassemblaggio:
il futuro passa da qui

Implementando un approccio di ecodesign si può efficientare l’end of life, la fase più critica dell’intero ciclo di vita del prodotto, aprendo a maggiori possibilità di riciclo, riuso o rigenerazione, in linea con i principi dell’economia circolare.
È questo il tema del workshop “(Re) Design for Disassembly”, organizzato dal Politecnico di Milano con la collaborazione di ABB.

Promuovere la sostenibilità lungo tutta la catena del valore, contribuendo agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, è uno dei pilastri della strategia aziendale di ABB, che attraverso le sue tecnologie stimola la trasformazione dell’industria e si impegna per creare le basi per una società a basse emissioni. In qualità di leader tecnologico, ABB si concentra ovviamente sulle aree in cui può avere il maggiore impatto, vale a dire la riduzione delle emissioni di carbonio e la preservazione delle risorse, abilitando progetti di economia circolare.
Oggigiorno la creazione di prodotti sostenibili non può più prescindere dal considerarne l'intero ciclo di vita. Un potenziale interessante, sia a livello ecologico che economico, deriva proprio dal riutilizzo di componenti e di materiali alla fine del ciclo di vita dei prodotti.
In questo contesto il Design for Disassembly (DfD) è diventato uno strumento necessario, oltre che un campo di ricerca emergente e di importanza crescente, rivelandosi un'abilità essenziale per i giovani designer, che si ritroveranno a dover soddisfare la domanda di sostenibilità dell’intero settore nei prossimi anni. Implementando un approccio di ecodesign, in sostanza, si può efficientare l’end of life, ovvero la fase più critica dell’intero ciclo di vita del prodotto, aprendo a maggiori possibilità di riciclo, riuso o rigenerazione, in linea con i principi dell’economia circolare. Tutto torna.

Enrico Dell'Oro
R&D team leader ABB

Il workshop, “(Re) Design for Disassembly”
A proposito di ecodesign, di recente è andato in scena un interessante workshop, “(Re) Design for Disassembly”, guidato e voluto da alcuni studenti del Politecnico di Milano (è la prima volta che un workshop viene organizzato “dal basso”) con il supporto di IDEA League, durante il quale si è svolto un laboratorio pratico che ha coinvolto ABB.
IDEA League è un progetto di alleanza strategica tra cinque università europee di primaria importanza in ambito tecnologico, di cui fa parte il Politecnico di Milano, che promuove diversi programmi e Summer School con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente le capacità e le competenze di tutti coloro che studiano e lavorano nelle università partner. “Abbiamo partecipato attivamente al workshop con un team interfunzionale - che include anche i colleghi Marco Rossi, Sustainability and Material Compliance leader, e Andrea Vavassori, Sustainability Specialist SP - mostrando la visione di ABB e i nostri progetti concreti nella direzione di un’economia circolare” spiega Enrico Dell'Oro, R&D team leader ABB. “Abbiamo stimolato i ragazzi con un caso studio e abbiamo ottenuto un risultato sorprendente grazie al coinvolgimento di studenti con background differenti (product designer, ingegneri, ecc.…). Siamo fermamente convinti che nella semplicità è racchiusa una grande potenzialità, soprattutto nella fase di design. Così abbiamo portato al workshop un accessorio meccanico dei nostri interruttori, sul quale gli studenti hanno potuto mettere le mani per smontarlo e ripensarlo nell’ottica di un più facile disassemblaggio. Ebbene: in pochissimo tempo gli studenti sono riusciti a portare risultati e idee innovative, realmente utili a ripensare il nostro prodotto” aggiunge Enrico Dell'Oro.
ABB, inoltre, è stata sempre a fianco dei professori dell’università TU Delft, dell'ETH di Zurigo e, naturalmente, del Politecnico di Milano, offrendo il suo supporto attivo durante le loro lezioni didattiche.

Da sinistra a destra: Christian Rolli, Rithesh Chajed, Julian-Malte Wenning e Pietro Baldin

La parola agli studenti
Tra gli studenti promotori del workshop figurava Julian-Malte Wenning, deux ex machina del progetto, supportato da Pietro Baldin, Christian Rolli e Rithesh Chajed. Per conoscere più da vicino il punto di vista dei ragazzi sul tema del Disassembly, abbiamo rivolto alcune domande a Julian-Malte Wenning e a Pietro Baldin.

Ci raccontate qualcosa su di voi e sul vostro percorso universitario?
Julian: Sono nato in Germania dove ho frequentato il liceo ingegneristico e ho studiato Ingegneria Meccanica, specializzandomi in Termodinamica. Dal 2021 studio nel M.Sc. Design & Engineering presso il Politecnico di Milano. Attualmente sto svolgendo il mio tirocinio a Parigi, in un centro di ricerca e sviluppo per le energie rinnovabili. In passato ho partecipato a un paio di format simili a questo workshop estivo del Politecnico, incentrati su sostenibilità, leadership e gestione del cambiamento. Mi hanno ispirato molto, così come le attività di IDEA League, che ogni anno insieme ai suoi partner organizza delle Summer School molto interessanti: consiglio vivamente a chiunque di frequentare una di queste scuole estive durante il proprio corso di studi. La rete che si riesce a costruisce e le esperienze che si possono fare sono incredibili.
Pietro: Mi sono laureato al Politecnico di Milano in ingegneria dei materiali e nanotecnologie, sia a livello triennale che magistrale. Attualmente sto svolgendo il mio dottorato di ricerca in Fisica presso il Politecnico di Milano, concentrandomi su smartglasses per Realtà Aumentata e Virtuale, per EssilorLuxottica. I miei interessi accademici spaziano dalle proprietà chimiche e fisiche dei materiali alla sostenibilità e all'economia circolare, con particolare riferimento a materiali ed energia.


Consiglio vivamente a chiunque di frequentare una di queste scuole estive durante il proprio corso di studi.

Quali sono gli obiettivi alla base del workshop “(Re) Design for Disassembly”?
Julian:
L’obiettivo di base è stato quello di voler connettere e ispirare gli studenti sulle tecnologie sostenibili. In questo caso, abbiamo voluto creare consapevolezza su come le scelte progettuali possano influenzare la sostenibilità di un prodotto lungo l'intera catena del valore. Oggi la progettazione del prodotto e la progettazione per l'uso a fine vita (DfD) sono ancora separate nella pratica comune, anche se la progettazione di prodotti "intelligenti" è lo strumento più potente per facilitare la rivalorizzazione pratica del fine vita. Questo workshop mira a superare questa barriera e rendere i designer di prodotto consapevoli del loro potenziale impatto.
Sono stati ammessi al workshop studenti di Master e PhD di tutte le discipline accademiche proprio per incoraggiare il pensiero “circolare”. L'obiettivo più importante del nostro workshop è stato quello di dare il via a un vero e proprio dibattito, incoraggiando gli studenti a guardare oltre la loro disciplina, mettendoli in contatto con altri studenti talentuosi.
Pietro: L'obiettivo del laboratorio con ABB è stato quello di permettere agli studenti di avere un'esperienza pratica di smontaggio su un prodotto reale. Crediamo, infatti, che solo attraverso un'attività pratica si possano comprendere realmente le difficoltà tipiche delle attività manuali, cosa ancora più importante per le operazioni di smontaggio, dove l'esperienza del disassemblatore è fondamentale. Vorrei sottolineare che tutti i partecipanti della scuola estiva hanno preso parte anche al laboratorio ABB; quindi, le attività erano rivolte a studenti altamente motivati che volevano acquisire ulteriori approfondimenti sul mondo dello smontaggio.

Qual è, per voi studenti, il valore della collaborazione con aziende come ABB nello sviluppo dei progetti?
Julian:
Per noi è molto importante capire il contesto reale in cui la soluzione deve collocarsi. In tema di sostenibilità ABB vuole cambiare molto, lo abbiamo visto: ma perché alcuni cambiamenti sono più lenti di quanto vorremmo? Capire le ragioni concrete e la complessità che le aziende come ABB devono affrontare in un ambito come questo è già un grande passo avanti per noi.
Sono rimasto impressionato dalla disponibilità e dalla professionalità di ABB nel condividere così tante intuizioni e nel contribuire in modo concreto, fornendo prodotti campione, con il prezioso supporto di manager e tecnici. Naturalmente, spero che anche ABB abbia imparato qualcosa da noi studenti, ottenendo magari indicazioni per nuove direzioni da seguire, colte da una prospettiva esterna. Alla fine, è questa collaborazione ad aver elevato il progetto da qualcosa di puramente teorico a progetto reale. Credo molto negli scambi tra università e industria: le aziende possono aggiornare il loro pool di conoscenze e avere a disposizioni nuove strade da seguire grazie al confronto con menti “fresche” mentre gli studenti (ma anche i professori!) vengono instradati a condurre un processo di ricerca e sviluppo più concreto e applicabile nella realtà.
Pietro: ABB è un'azienda leader nei settori dell'automazione e dell'elettrificazione, e sicuramente la sua partecipazione alla Summer School ci ha dato un importante valore aggiunto, sia grazie alle attività pratiche che agli interessanti spunti e ai consigli forniti dagli esperti ABB durante la scuola.

Un vostro commento sul tema dell'economia circolare: perché è così importante e strategico per la nostra società?
Julian:
Al giorno d'oggi c'è una grande attenzione alla riduzione delle emissioni di carbonio, ed è positivo, ma stiamo anche affrontando sfide sempre più impegnative legate al nostro ambiente come la biodiversità e la distruzione degli habitat. Insieme alle tensioni geopolitiche sull'accesso alle risorse, la circolarità è qualcosa che tutte le industrie, a un certo punto, dovranno affrontare. A mio avviso, può persino aprire nuovi flussi di entrate. Come studente, penso sia importante sottolineare che tutto questo non può essere insegnato e appreso in modo isolato, ma deve essere visto come un sistema, che include economia, design, produzione, compresa la fine del ciclo di vita dei prodotti. È un campo emergente di grande rilevanza che richiederà molta cooperazione interdisciplinare.
Pietro: L'economia circolare non è solo importante, è addirittura cruciale per il nostro futuro: è ormai chiaro che i ritmi odierni di produzione industriale, i consumi energetici, l’esaurimento delle risorse e le emissioni inquinanti non possono più essere sostenuti. Sono necessarie azioni importanti e urgenti per creare una società più sostenibile. L'economia circolare, da questo punto di vista, sarà sicuramente cruciale, in quanto consente alle aziende di raggiungere un nuovo modo di pensare (e quindi di produrre) sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico.

A cura di Simona Recanatini >>

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