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Sostenibilità: se l’arredo urbano diventa smart

Ilaria Fabbri
in veste di commissario di tesi di laurea presso l'Università di Ferrara, Dipartimento di Architettura

Puntare allo sviluppo sostenibile significa, senza ombra di dubbio, progredire verso un mondo più sano e più prospero, cercando sempre di bilanciare le esigenze della società con quelle dell’ambiente e dell’economia. Proprio questo ragionamento è alla base della Sustainability Strategy 2030 di ABB, che si declina in diverse attività legate al supporto della ricerca scientifica, soprattutto in ambito universitario, sul tema della Sostenibilità. Come il Premio ABB-IEEE, istituito dalla sezione italiana di IEEE, la più grande organizzazione professionale di tecnici al mondo, dedicata all’avanzamento della tecnologia a beneficio dell’umanità, in collaborazione con ABB.

Nel corso della quinta edizione, che si è svolta nel 2022, è stato deciso di affiancare alla tradizionale selezione di tesi incentrate sullaTecnologia anche tesi che avevano come oggetto le nuove tecnologie in grado di migliorare la Sostenibilità dei sistemi energetici o dei processi industriali.
Uno dei riconoscimenti dell’ultima edizione del PremioABB-IEEE Award 2022 è andato alla tesi di dottorato di Ilaria Fabbri, che ha come oggetto la funzione, spesso trascurata, degli elementi di arredo urbano e del loro ruolo in termini di sostenibilità e di salute pubblica. Curioso, vero?
Ilaria Fabbri si è laureata nel 2013 in Architettura all’Università di Ferrara e ha sempre coltivato l’attività di ricerca a fianco dei suoi aspetti applicativi.

Subito dopo il dottorato internazionale, conseguito a luglio 2022, si è aggiudicata un contratto da ricercatore presso l’Università di Camerino, attività che sta svolgendo tuttora. Curiosa, amante della natura e dell’attività fisica all’aperto, Ilaria ha una fortissima passione per la sua professione, che la porta a non smettere mai di pensare e di cercare idee nuove. Come l’oggetto urbano multifunzione su cui ha basato la sua tesi di dottorato.


Curiosa, amante della natura e dell’attività fisica all’aperto, Ilaria ha una fortissima passione per la sua professione

Dottoressa Fabbri, l’oggetto della sua tesi è davvero molto particolare. Può raccontarci, brevemente, di cosa si tratta?
Devo ammettere che ricevere il Premio ABB-IEEE Award 2022 per me è stata una piacevole sorpresa.Il tema della mia tesi nasce dalla convergenza tra due elementi: da un lato un mio interesse pregresso per l’innovazione dei servizi urbani e delle infrastrutture che promuovono la salute pubblica e, dall’altro, il mio coinvolgimento in alcune ricerche condotte dal Gruppo Hera, interessato a sperimentare nuovi servizi da proporre alle città. Queste ricerche sono iniziate nel 2015: in qualità di responsabile di progetto ho avuto un ruolo attivo nello sviluppo di oggetti urbani, progettati e realizzati a livello di prototipi, testati su scala urbana in alcuni, contesti urbani reali.

A tal proposito, che ruolo sta giocando la digitalizzazione?
La rivoluzione digitale sta indubbiamente trasformando il paradigma di moltissime azioni del nostro quotidiano, anche in termini di arredo pubblico: la panchina, il cestino per i rifiuti, la pensilina, la rastrelliera per le biciclette, la fontanella. Questi oggetti stanno cambiando sotto molteplici aspetti e l’idea di poterli inserire all’interno della trasformazione digitale che stiamo vivendo, alla luce della loro diffusione capillare a livello urbano, crea un potenziale enorme.

Questa “smartizzazione” degli elementi urbani è un passaggio delicato, molto stimolante a livello di ricerca, che porta però alla sparizione di certi elementi tradizionali, come la cassetta delle lettere o la cabina telefonica, e l’inserimento di servizi inediti. Questi nuovi elementi tecnologici devono essere frutto di una visione d’insieme, che prevede come risultato finale il benessere delle persone, senza dimenticare il contesto nel quale devono essere collocati: penso per esempio ai centri storici e alle loro regole architettoniche.


La rivoluzione digitale sta indubbiamente trasformando il paradigma di moltissime azioni del nostro quotidiano, anche in termini di arredo pubblico

Torniamo al tema della tua tesi e al concetto di salute pubblica.
Nell’ambito delle ricerche condotte con il Gruppo Hera insieme al centro di ricerca Next City Lab, ho indagato su come trasformare l’umile fontanella per bere, che oggi è un elemento collocato in ambiti poco valorizzati della città, spesso nascosta e poco curata dal punto di vista della manutenzione. Invece, essa rappresenta un grosso potenziale, anche in termini di salute pubblica. Pensiamo alle numerose ondate di caldo: avere una rete affidabile di luoghi in cui i cittadini possono idratarsi e rinfrescarsi, ridurrebbe il numero delle eventuali ospedalizzazioni per i colpi di calore soprattutto nelle categorie fragili. Ma c’è di più: oggi nelle città abbiamo poche fontanelle operative ma tanti punti vendita di bibite zuccherate, che contribuiscono a creare un ambiente obesogenico (termine coniato dall’OMS per evidenziare come le abitudini moderne, veloci e comode, stanno condizionando negativamente la nostra salute). In questo contesto, avere facilmente a disposizione acqua buona e sicura, frenerebbe il fenomeno. A Londra la Pubblica Amministrazione ha voluto ampliare e valorizzare la rete dei punti di distribuzione gratuita dell’acqua sul territorio urbano proprio per contrastare l’obesità infantile. In aggiunta a tutto questo, direi alla base, c’è il tema della sostenibilità e della riduzione della plastica. Quando siamo fuori casa, oggi, non è facile trovare punti sicuri per riempire le borracce personali. Aggiungo che l’accesso ad acqua potabile negli spazi pubblici incentiverebbe in maniera indiretta la frequenza dell’attività fisica: le persone si allenerebbero di più e più volentieri.

Come ha reso “smart” la fontanella? Ci racconta di cosa si tratta?
Prima di tutto ci tengo a precisare una cosa: non si tratta di una casetta dell’acqua, che è un servizio monofunzionale che eroga acqua potabile a chi si reca a fare un rifornimento massivo tendenzialmente in auto. L’oggetto. Della ricerca È piuttosto un oggetto multifunzionale che eroga acqua e fornisce molti altri servizi, per esempio è un punto di sosta dove è possibile fermarsi, sedersi e bere. Questo è importante per incentivare la popolazione anziana a uscire di casa e a muoversi di più. È presente un’apparecchiatura sensoristica che capta la qualità dell’acqua e del suono del quartiere in cui è collocato, e trasmette i dati a una dashboard urbana che li fornisce alla pubblica amministrazione. Può ricaricare dispositivi elettronici, e piccoli veicoli elettrici, inclusi gli scooter per le persone con mobilità ridotta.Inoltre, il servizio proposto ha un carattere comunicativo: è presente un monitor che lo rende un supervisore ambientale in grado di mostrare, per esempio, il numero delle bottigliette di plastica risparmiate o promuovere iniziative locali. È auto-portante e non necessita di lavori edili sulla pavimentazione tanto che può essere installato anche su pavimenti di pregio. È anche una lanterna urbana, grazie a un rivestimento retroilluminato, molto utile all’interno dei parchi di sera. Infine, può essere facilmente sponsorizzato mediante l’uso del monitor, cosa che gli permette di essere anche sostenibile economicamente grazie alla componente pubblicitaria.

Ed è una soluzione che può essere usata nell’immediato in tutte le città, corretto?
Certamente. Attualmente la fontanella multifunzionale, dopo essere stata progettata, brevettata e realizzata, è già stata installata o è in corso di installazione in cinque quartieri della città di Cesena. La gente è molto incuriosita da questo “nuovo” elemento urbano, che si chiama PUNTOnetH2O, perché va davvero incontro alle esigenze di chi passeggia, permettendo di idratarsi, riposarsi, socializzare.

Non capita tutti i giorni di riuscire a veder realizzato un progetto al quale si è collaborato…
L’esperienza più edificante che ne ho tratto, e che ho approfondito a livello scientifico, è stata lavorare all’interno di un team multidisciplinare università-industria di 5-6 persone che ha portato alla costruzione di diversi prototipi. 

Cosa suggeriresti ai tuoi colleghi, anche alla luce della tua esperienza con questo Premio?
Suggerirei di non perdere mai il contatto con la realtà delle cose. Nell’ambito in cui lavoro io, in particolare, è fondamentale avere dei legami con le persone e un loro riscontro rispetto a ciò che si costruisce, che sia un oggetto o uno spazio.

Cosa ti auguri per il futuro?
Di essere sempre proiettata verso l’innovazione. Sarebbe davvero prezioso, per me, riuscire a conciliare la ricerca teorica con le applicazioni sul campo. 

Questa condizione allena a saper parlare linguaggi diversi, fondamentali per farsi capire ora a un convegno internazionale e ora in un cantiere… 

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